Difesa patrimoniale

Aggredibilità dei beni vincolati da parte di creditori e del fisco. Principio generale del nostro ordinamento giuridico è quello espresso nell’art. 2740 Cod.Civ. in tema di responsabilità patrimoniale. In base a tale disposizione, il debitore risponde dell’adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Tale principio generale viene ad essere inevitabilmente limitato a fronte della creazione di un vincolo di destinazione su alcuni beni, in quanto l’effetto di tale operazione è quello di costituire un patrimonio “separato”, distinto rispetto al resto della massa patrimoniale, al quale sono riconducibili solo ed esclusivamente i debiti contratti allo scopo di attuare la destinazione, lasciando immuni gli stessi da tutti gli altri debiti eventualmente contratti dal soggetto conferente con differente titolo. La costituzione di un fondo patrimoniale implica quindi una potenziale riduzione delle garanzie dei creditori. Poiché nella disciplina del fondo patrimoniale assume un ruolo fondamentale il concetto di “bisogni della famiglia”, l’art. 170, prevede che l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. Assume quindi rilevanza fondamentale l’elemento della “conoscenza” da parte del creditore delle ragioni che hanno portato il proprietario del bene a contrarre il debito e, specificamente, dell’inerenza o meno di quest’ultimo ai bisogni della famiglia. L’atto di costituzione del fondo patrimoniale potrebbe essere dichiarato inefficace nei confronti di soggetti titolari di un diritto di credito sorto anteriormente alla data di costituzione del fondo, mediante l’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria, che si prescrive in cinque anni. Inoltre laddove uno dei coniugi esercitasse un’attività di impresa e venisse dichiarato fallito, si rende applicabile l’art, 64 della L.F. che dispone:”sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale (…)” L’art.46 della Legge Fallimentare sancisce l’esclusione dall’attivo fallimentare dei beni costituiti in un fondo patrimoniale e dei frutti di essi. Sul fronte dell’aggredibilità del fondo da parte del fisco, la Cassazione (Sent. n.38925 del 7.10.2009) si è pronunciata affermando che, poiché a norma dell’art 170 Cod. Civ. l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia, non avendo il credito fiscale alcuna attinenza con i bisogni della famiglia, dal momento che sorge automaticamente quando si verificano i presupposti che determinano la nascita di un’obbligazione tributaria, l’esecuzione non può avere luogo.

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